Lanzarote: 7 giorni sull’isola di César Manrique

Sognavo di andare a Lanzarote da quando ero stata la prima volta alle Canarie nella vicina Fuerteventura e successivamente avevo letto un breve libro del francese Houellebecq.

Complice un cambiamento di vita di cui, se mi segui, hai probabilmente già letto negli articoli precedenti o su Facebook, sono partita da sola per 7 giorni in questa isola meravigliosa, dalla natura ancora incontaminata, disseminata di coni vulcanici e di opere visionarie dell’artista César Manrique.

Con una buona programmazione sono riuscita a vedere tantissimo di questa isola meravigliosa, voglio quindi, raccontandoti giorno per giorno il mio viaggio, consigliarti un itinerario.

1° Giorno

Sono partita dall’Aeroporto di Orio al Serio e sono arrivata a Lanzarote poco prima di ora di pranzo.

Ho prenotato online un’auto su Payless.es, un servizio che ti permette di prenotare a prezzi vantaggiosi e senza utilizzare la carta di credito e per una settimana ho pagato – inclusa la benzina da reinserire al rientro – circa 110 euro. Molto vantaggioso per 7 giorni e l’auto mi è piaciuta molto, una Ford Ka davvero sicura e comoda.

Dopo aver lasciato lo zaino dai miei due host Carmen e Alvaro ad Arrecife, trovati tramite Airbnb (se vuoi prenotare per la prima volta sul sito di home sharing ti regalo 25 € seguendo questo link), ho esplorato un po’ la capitale dell’isola con il suo caratteristico porticciolo Charco de San Gines, il lungomare pieno di baretti e le stradine interne dove è possibile concedersi anche un po’ di shopping e ne ho approfittato per mangiare al Bar El Notario della bella Anna Chiara un piatto di tapas davvero delizioso.

Subito dopo sono partita alla volta del Sud dell’isola. Prima tappa? Il Parco Naturale Los Ajiaches con le sue meravigliose spiagge Playa Papagayo e Playa de las Mujeres.

Le spiagge di questo parco naturale sono state elette da Tripadvisor come tra le 10 più belle al mondo e non potevo perdermele.

A gennaio alle Canarie il meteo è favorevole rispetto al resto d’Europa con temperature tra i 15 e i 25 gradi, quindi solo con una felpetta e sotto il costume, mi sono avventurata a piedi, lasciando l’auto accanto al grande hotel sulla strada asfaltata. C’è  anche la possibilità di prendere una strada sterrata e arrivare direttamente alla spiaggia, ma essendo sola e non volendo cambiare la ruota in caso di bucatura, ho evitato e ho preferito un po’ di “trekking”.

La vista una volta arrivati alle dune che sovrastano la prima spiaggia è favolosa: un vero e proprio paradiso con una spiaggia enorme quasi californiana! Imperdibile. Ho fatto un giro tra le spiagge attigue e poi sono andata alla volta della seconda tappa: Playa Blanca.

Questa zona nel punto più a Sud di Lanzarote, è anche il porto da cui partono i traghetti per Corralejo a Fuerteventura.

Playa Blanca è una zona turistica, molto ben tenuta, con una bella spiaggia libera proprio accanto ai ristoranti e ai negozi in cui è possibile rilassarsi, prendere il sole e godersi un po’ di “villeggiatura” oldstyle.

Con il tramonto ho fatto un giro a Puerto del Carmen, altra zona di villeggiatura di Lanzarote, con l’idea però di ritornarci per visitarla meglio, poi sono rientrata ad Arrecife per cenare con una buonissima insalata di salmone al ristorante La Bulla al Charco de San Gines. Consigliato.

2° Giorno

Il secondo giorno ero pronta per dedicarmi alla più grande attrazione di Lanzarote:  Las Montañas  del Fuego nel Parco Nazionale di Timanfaya.

Ho avuto la fortuna nella mia vita di viaggiare molto, ma il paesaggio visto all’interno del Parco Nazionale di Timanfaya è qualcosa che mi resterà per sempre dentro. Questo parco si estende per più di 5000 ettari. Natura incontaminata, terra nera e rossa, pochissima vegetazione (come ovunque nell’isola quasi esclusivamente cactus e piccoli arbusti), un paesaggio lunare da attraversare grazie al bus messo a disposizione dei turisti al costo di 10 euro all’ingresso del parco. La scelta del bus è obbligata perché, essendo Riserva della Biosfera dell’Unesco, molte zone non sono accessibili e alcune lo sono solo tramite un trekking da prenotare mesi prima, quindi per una volta sarà necessario cedere alla sensazione di sentirsi “turisti” e non “viaggiatori”, sedersi nel bus e cercare di assicurarsi un posto lato finestrino per non perdersi nulla del panorama. C’è la possibilità di andare anche sul dorso del Cammello a fare una escursione nel parco, ma non mi piace l’idea dello sfruttamento degli animali ai fini economici.

I coni di lava, i tubi vulcanici, i paesaggi che si vedono durante il tour, che dura 45 minuti, sono indimenticabili.

Alla fine del giro in bus si ritorna all’Isolotto di Hilario dove ti consiglio di seguire le manovre del personale che ti accoglierà: non voglio guastarti la sorpresa, ma voglio solo darti un piccolo indizio: tieniti pronto a vedere tutta la forza del calore della terra e tieni a portata di mano la fotocamera!

Se hai un po’ di appetito puoi fermarti a mangiare qualcosa al ristorante El Diablo progettato dall’artista César Manrique.

Il ristorante El Diablo è una struttura integrata nel paesaggio che permette di accedere a una vista favolosa.

Particolarità del ristorante: fanno la brace  direttamente sul calore di un cratere vulcanico.

Una volta lasciato il parco della Montagna del Fuoco a Lanzarote ho deciso di andare verso la Caleta de Famara: la spiaggia dedicata al surf con un piccolo paesino vicino pieno di ragazzi e surfisti. La spiaggia è meravigliosa, enorme, con le onde che vi si infrangono con forza grazie alla posizione ventosa. Quando tornerò a Lanzarote penso mi dedicherò a questo lato dell’isola.

3° Giorno

Il terzo giorno, domenica, sono stata al mercato di Teguise. Questo piccolo centro, tutto fatto di casette bianche e blu, la domenica diventa ritrovo dei turisti dell’isola perché si riempie di bancarelle di prodotti tipici: cosmetici con aloe, gioielli fatti di pietra lavica, stampe con foto di Caleta de Famara, tutto ciò che volete regalare potrete prenderlo qui a prezzi piuttosto popolari.

Vi consiglio di mangiare qualcosa in uno dei tanti ristorantini o di trattenere l’appetito fino ad andare al ristorante sotto alla statua di César Manrique dedicata ai contadini (Monumento a los campesions) perché ciò che servono è delizioso.

Siccome la domenica è una giornata dedicata al relax ho poi proseguito verso il lungomare di Playa del Carmen, detto El Varadero, in cui passeggiare o riposarsi su una panchina.

 

4° Giorno

Avendo tanto tempo a disposizione ho ritardato prima di vedere le principali attrazioni, dopo la Montagna di Fuoco, a Lanzarote.

Acquistando un biglietto unico che mi è costato 21 euro e che mi ha dato accesso a 4 luoghi d’interesse, in quel lunedì assolato ho visitato (e ti dico che sono davvero imperdibili) il Jardin de Cactus, la Cueva de los Verdes, il Jameos de Agua e il Mirador Del Rio.

Sarebbe difficile descrivere con parole la bellezza di questi luoghi costruiti su idea di César Manrique per essere completamente integrati nel paesaggio circostante. Il Jardin de Cactus è un giardino con più di 1500 cactus da tutto il mondo. I cactus oltre a essere abbastanza forti da resistere alla siccità dell’isola, sono anche il perfetto habitat per la cocciniglia, un insetto che allevano sull’isola ai fini di creare un colorante dal colore rosso.

Non mi dilungo sulle altre attrazioni di cui sicuramente la tua guida ti parlerà nel dettaglio, ma sottolineo che il Jameos de Agua è il mio posto preferito a Lanzarote!

5° Giorno

Tempo di ritornare al Sud dell’isola: il famigerato lago verde, il Charco de los Clicos, le saline e Playa Blanca. Tutti posti meravigliosi da visitare e poi il relax della spiaggia. Rientrando stop all’Hotel 5* ad Arrecife per un percorso SPA che mi è costato 19 euro e mi ha rimesso in sesto.

6° Giorno

In questo giorno un po’ scuro ho deciso di visitare le due case di César Manrique (la Fondazione e la casa dell’artista ad Haria) che ho trovato meravigliose, il ristorante Lagomar una volta appartenuto ad Omar Sharif che poi lo ha perso al gioco. Entrare in contatto con questo artista è stato davvero entusiasmante perché anche solo entrando nei luoghi da lui abitati si entra in contatto con l’energia della persona.

Chicca della giornata: degustazione di vini dal produttore più antico di Lanzarote: El Grifo.

Questa bodega, gestita a conduzione familiare, è un piccolo gioiellino della zona dei vini di Lanzarote: la Geria.

C’è da sapere che pur non avendo acqua, riescono a coltivare sfruttando l’effetto scudo della cenere vulcanica che posta sulle viti riesce a trattenere e a trasformare in nutrimento la brina del mattino. La Bodega è anche un museo del vino e mette però a disposizione una splendida veranda per bere e sgranocchiare qualcosa e provare la specialità della casa: la Malvasia. Il mio preferito è il semidulce, forse anche per la splendida etichetta disegnata da César Manrique che rende anche la bottiglia un pezzo da collezione!

7° Giorno

Non potevo andare via senza aver visitato una piccola perla delle Canarie: Isla Graciosa. Ve ne ho già parlato, ma qui qualche dettaglio in più.

A 25 minuti di traghetto da Orzola, nell’estremo nord dell’isola (molto vicino al Mirador del Rio), c’è questa piccola isoletta che è l’unico posto abitato in Europa (da circa 600 persone) con neppure una strada asfaltata. Dal porto di Caleta de Sebo si può scegliere se visitarla in Jeep (4 posti 40 euro), bici (6 euro all’ora) o piedi. Io ho scelto di avventurarmi a piedi e di raggiungere le tre spiagge Playa del Salado, Playa de la Francesa e la Playa Montana Amarilla. In questa isola sembra di stare ai Caraibi più che alle Canarie. Le spiagge sono riparate dal vento e il mare è meraviglioso e trasparente. Uno dei posti più belli e selvaggi in cui io sia mai stata. Imperdibile.

Insomma questo a grandi linee il mio viaggio a Lanzarote che mi ha permesso di riappropriarmi della natura, di allontanarmi dallo smog e di vivere una esperienza meravigliosa in compagnia di me stessa.

 

Sei mai stato sull’isola? Hai intenzione di andarci?

Scrivimi!

 

 

 

2 pensieri riguardo “Lanzarote: 7 giorni sull’isola di César Manrique

  1. A volte mi riprometto di vincere la pigrizia e partire anch’io , ma poi penso che è cosi’ comodo visitare il mondo attraverso i tuoi racconti in cui descrivi luoghi meravigliosi, le descrizioni sono talmente minuziose , insomma descrivi cosi’ bene, che dopo aver letto tutto ,potrei dire di esserci stata anch’io .
    Complimenti Cri , continua…

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